AEROPORTO: UNA CRISI ANNUNCIATA. COLPA O DOLO?

Era il dicembre 2014, in Consiglio comunale era in discussione il bilancio della Sase, mentre, arrivava la notizia ancora ufficiosa dell’individuazione dell’Hub Internazionale. Una buona notizia per il nostro aeroporto. Il M5S non si tirava indietro e votava a favore della ricapitalizzazione della Sase, circa 86 mila euro a carico del Comune di Perugia. Ma l’entusiasmo non ci ha mai fatto perdere di vista il quadro che avevamo di fronte: una politica turistico-culturale pressoché inesistente, sia a livello regionale che comunale, la necessità di mettersi a lavorare, anche con progetti di collegamento infrastrutturale per potenziare la domanda di trasporto. L’aeroporto è una infrastruttura, è un mezzo, è uno strumento, non spetta all’aeroporto fare politiche di sviluppo turistico-culturali. All’epoca quindi votammo a favore della ricapitalizzazione, nella convinzione che l’aeroporto di Perugia rappresentasse per noi perugini e per tutta la regione un’occasione di sviluppo che non ci potevamo permettere di perdere. Ma chiedemmo con forza alla Giunta Romizi di far seguire a questo atto un piano d’azione che ricomprendesse le strategie per il futuro e l’individuazione di un sistema di monitoraggio puntuale sull’andamento della partecipata, così come richiesto anche dall’organo di revisione. Il nostro era un sì al futuro (legato alla convenzione ventennale ottenuta nel maggio 2014), ma un no netto al passato, fatto di assenza totale di programmazione a carico dei soci deputati, in primis la Regione Umbria e la stessa Sviluppumbria, le quali, ad oggi, nulla hanno previsto in termini concreti di programmazione turistica integrata, se non un infelice, ma milionario tentativo, denominato TAC2 (Turismo, Arte e Cultura). Dietro l’acronimo si nascondevano milioni di euro dati a pioggia a consorzi presieduti da associazioni di categoria, che non hanno prodotto nulla. E, oggi, ci riprova con un piano di comunicazione vago, in cui mancano prodotti, target, numeri, obiettivi e modalità operative. A ciò si aggiunga un osservatorio regionale sul turismo i cui rapporti sono fermi al 2011! Nessun piano marketing operativo, nessuna misurazione dei risultati per dirigenti strapagati che hanno fallito su tutta la linea; e sono i dati a giudicare (la presenza turistica in Umbria è cresciuta meno della media nazionale), non certo il M5S. La stessa Camera di Commercio di Perugia (socio di maggioranza della Sase), nel fare l’aumento di capitale nel gennaio 2014, diceva testualmente: “emerge la generale consapevolezza dell’importanza dell’Aeroporto dell’Umbria, ma anche la convinzione che l’attuale piano di sviluppo dell’aeroporto costituisce solo un punto di partenza e che sia necessario un piano maggiormente ambizioso che dovrebbe vedere coinvolti tutti gli Enti del territorio e dovrebbe inserirsi nell’ambito di un piano strategico di più ampio respiro, avente come obiettivo la promozione integrata dell’Umbria (cd. Progetto Umbria)”. Quando nel 2015 la Sase chiese un ulteriore aumento di capitale, ebbero il no simbolico del M5S, in quanto il quadro di riferimento non era affatto mutato, con la richiesta in Commissione di sentire Regione, Sviluppumbria e Camera di commercio, anticipando di fatto, ciò che si è verificato, ma il Presidente Vignaroli non ha mai riunito la commissione. Nulla è cambiato a livello regionale né tanto meno comunale in merito ad una progettualità turistico-culturale ed infrastrutturale a tutt’oggi assenti, anche in ordine ai collegamenti ferroviari con l’aeroporto, che ne avrebbero dovuto fare un punto di riferimento per tutta l’Italia centrale. La nostra analisi è stata confermata dalle dimissioni a sorpresa, poche settimane fa, del Presidente Sase Fagotti. Ed oggi non stupisce l’atteggiamento della Regione Umbria che tenta il disimpegno, rincorrendo progetti ferroviari dell’alta velocità funzionali non all’Umbria, ma alla sola Toscana, con cui ci sono accordi sotterranei per la costruzione di una macroregione, che vede l’Umbria svenduta al miglior offerente, con tutta probabilità per garantire un futuro politico a qualche governante in cerca d’occupazione post mandato. Perugia e l’Umbria hanno bisogno di uscire dall’isolamento scientificamente costruito per mantenere rendite di posizione di singoli “signorotti” locali, in guerra tra loro, che hanno portato l’Umbria al tracollo sociale ed economico, con il contributo di una destra complice che si è sempre accontentata delle briciole. L’alta velocità deve passare in Umbria e supportare l’aeroporto; una infrastruttura che non dobbiamo perdere né abbandonare, ma che dobbiamo supportare con politiche serie di sviluppo, che Sviluppumbria non è stata e non sarà in grado di attuare. Ora, all’orizzonte una cordata privata non meglio individuata a cui vendere le quote pubbliche della Sase. Ma quanto valgono oggi le quote della Sase, quanto è attuabile il suo piano industriale? Ed il tutto si consuma nel silenzio totale della Giunta Romizi, che si dimostra ogni giorno sempre più inadeguata ad affrontare le vere sfide del nostro tempo, succube di una pseudo sinistra, corporativa che impregna di sé tutti i settori sociali ed economici, con cui il Sindaco Romizi è addivenuto a patti il giorno stesso che ha messo piede a Palazzo dei Priori…o forse, anzi, certamente, molto prima. E, intanto, giovani e meno giovani abbandonano l’Umbria, nel silenzio ed inerzia totale di tutte le istituzioni.

Cristina Rosetti

(Portavoce Consigliere M5S)

 

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