OFFICINA SOCIALE UMBRA- ARCI …E LA TERRAZZA E’ GRATIS. PER IL M5S UN ALTRO USO NON CORRETTO DEL PATRIMONIO PUBBLICO

Portammo mesi fa una questione importante in commissione controllo e garanzia. Locali del Comune di Perugia dati in concessione all’Officina sociale umbra (Umbrò), in Via S. Ercolano per attività di ristorazione, bar, per uso commerciale, il tutto, in parte oggetto dei finanziamenti del Piano Urbano complesso, per cui metà degli investimenti vengono coperti con il finanziamento pubblico e diritto ad uno sconto sul canone di concessione. Quando mesi fa iniziammo ad occuparci della vicenda, più di qualcosa non tornava: innanzitutto, le destinazioni d’uso degli immobili, che risultavano in parte mutate, poi, i criteri di determinazione del canone di concessione, secondo il M5S determinato in maniera non trasparente e in parte non corretto, e una terrazza, quella esterna, che appare quale pertinenza dell’immobile, occupata dall’Officina sociale umbra, ma che non era nelle mappe degli immobili in concessione. E, ricostruire il puzzle non è stato semplice. Dopo plurime interrogazioni e richieste abbiamo scoperto l’arcano: la terrazza, come parte degli spazi interni e il percorso di ingresso da Via Oberdan, sono in realtà spazi pubblici. Ma non sono mai stati oggetto di concessione, piuttosto invece di una convezione con l’Associazione Arci, il cui legale rappresentante è il medesimo dell’Officina sociale umbra, che ha in gestione quello che viene denominato Parco pubblico del Pincetto, al corrispettivo dei consueti 200 euro l’anno, in cambio dell’attività di manutenzione e dell’organizzazione di attività culturali. Ma i soggetti giuridici, che convivono in quell’area, sono diversi, Arci, da un lato, e Officina Sociale, dall’altro, e allora, ci siamo chiesti, perché mai tali spazi sono in uso per fine di lucro e di attività di ristorazione ad Officina sociale, la quale per l’uso di questi spazi non paga un euro? Da ulteriori approfondimenti, è emerso un quadro che non piace al M5S, che non è per il M5S conforme ad un corretto uso del patrimonio pubblico, da cui si evince la totale disattenzione degli uffici comunali rispetto ad una operazione che appare dal Comune costruita ad hoc proprio al fine di dare spazi, che di fatto costituiscono un unico compendio, a sostanziale costo zero. Ed ecco la sequenza dei fatti, che parla da sola. All’esito del bando relativo al PUC 2, del Comune di Perugia, con atto del 18 gennaio 2012, veniva assegnato in concessione alla Officina Sociale Umbra l’immobile di proprietà comunale posto in via Sant’Ercolano n. 2 e n. 4 da adibire ad attività commerciale o artigianale della superficie di circa m² 500, di € 4.345,00 e annuo € 52.140,00, per una durata di nove anni, con successivo atto di settembre 2012, altra concessione di immobile di circa 200 metri quadri in via Sant’Ercolano nn. 2 e 4 da adibire a fondo, pertinenziale allo spazio espositivo da realizzare secondo il progetto PUC2, ad un canone annuo di € 2.784,00, che non era originariamente prevista nel bando, con atto del marzo 2013 il Comune di Perugia concede un ulteriore immobile in Via Sant’Ercolano n. 6 della superficie complessiva di circa 42 metri quadri, a uso negozio, anch’esso non previsto nel bando. Con istanza del 18 luglio 2013 l’Officina Sociale Umbra presenta una scia per lavori di “sistemazione area esterna Pincetto a servizio dell’attività culturale e di ristorazione prevista nell’edificio attiguo oggetto del PUC 2”. Ma, non risultano atti in base ai quali quell’area esterna possa essere assoggettata ai predetti lavori, non è per quanto consta al M5S nella disponibilità dell’Officina. Come fa una tale circostanza a sfuggire agli uffici competenti? Ma non finisce qui, con atto del 19 luglio 2013 vengono assegnati in concessione alla Officina Sociale Umbra due ulteriori vani, di circa 50 metri quadri, confinanti con quelli già assegnati, da destinare a magazzini al fine di ottimizzare l’articolazione delle attività commerciali e culturali che andranno a sviluppare negli spazi assegnati nell’ambito del PUC2 del Centro Storico di Perugia, per un canone annuo di € 600.00. Ad agosto 2013, spunta la richiesta del dell’Associazione Arci di avere in concessione l’area denominata Parco del Pincetto per lo svolgimento di attività aggregative e culturali all’aperto. Richiesta accolta dalla Giunta Boccali, a settembre del 2013, ad un canone concessorio di 200 euro annui. L’Arci, non altri soggetti, in qualità di associazione senza scopo di lucro, si è impegnata a realizzare nelle aree oggetto di concessione attività ricreative e culturali nonché a presentare al termine di ciascun anno il consuntivo delle iniziative/attività svolte nel periodo gestionale, di fatto presentato solamente di recente. A fine novembre 2014, è ancora Officina sociale umbra e non Arci a presentare domanda di modifica dei lavori del Parco del Pincetto. Ancora una volta un soggetto non legittimato da alcun titolo. Ma per gli uffici del Comune va tutto bene. Per il M5S è invece una ennesima conferma che il Comune di Perugia adotta a seconda dei casi, due pesi e due misure. Fino a quando il M5S non ha posto la questione, gli uffici competenti non hanno effettuato i dovuti controlli. Grazie al M5S, l’ufficio patrimonio è stato costretto a rivedere i canoni concessori troppo bassi, viste le destinazioni d’uso e a recuperare pertanto quanto dovuto. Gli uffici competenti in merito alla gestione del Parco del Pincetto hanno finalmente effettuato i dovuti controlli e contestato plurimi inadempimenti contrattuali, di cui stiamo ancora attendendo l’esito. Ma, è a dir poco sconcertante la facilità con cui il Comune di Perugia si è mosso con atti concessori e autorizzatori nei confronti di soggetti che nella persona fisica sono sempre gli stessi, ma giuridicamente sono diversi e siamo altresì basiti di come viene ancora una volta gestito il patrimonio pubblico, consentendone a soggetti, stando agli atti, non legittimati di manomettere il patrimonio pubblico, di asservirlo sotto le sembianza di associazioni senza scopo di lucro, che quindi non pagano di fatto nulla, alle necessità commerciali di soggetti con scopo di lucro, ai quali non viene chiesto di pagare alcunché, che agiscono indisturbati, senza, da parte loro, farne, peraltro, mistero. Insomma, c’è chi paga fior di quattrini per tenere i propri tavoli su beni pubblici demaniali e chi si costruisce terrazze a proprio piacimento senza dover corrispondere un euro. E. tutto ciò non certo per colpa del privato, ma per responsabilità di un pubblico che secondo il M5S non ha agito in maniera corretta. Da dove provenga tale forza economica in questo periodo storico non è peraltro dato saperlo, ma è certamente ammirevole. Non vorremmo mai credere che vi siano intrecci tra Officina sociale e la sua attività di ristorazione con l’attività di accoglienza dei migranti svolta da Arci Solidarietà, che ci risulta, anch’essa avere lo stesso legale rappresentante. Bene alla riqualificazione del patrimonio pubblico, ma controlli e regole uguali per tutti, questo chiede il M5S, che con la relazione finale sul caso chiede altresì di approfondire la congruità dei corrispettivi, i controlli e le eventuali responsabilità dei dirigenti competenti su un ennesimo caso di uso distorto del patrimonio pubblico che per il M5S non è tollerabile.

Cristina Rosetti

(Portavoce Presidente Gruppo Consiliare M5S Comune di Perugia)

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