M5S: UN NUOVO PIANO INDUSTRIALE PER GESENU CHE PUNTI ALL’INDUSTRIA DEL RICICLO E ALL’ECONOMIA CIRCOLARE

FACCIA A FACCIA TRA M5S E NUOVO CDA GESENU

E, VIENE FUORI CHE LA CHIUSURA DEGLI IMPIANTI PRODUCE EXTRACOSTI STIMABILI, PER IL SOLO 2017, IN 7 MILIONI DI EURO. CHI PAGA?

Il 20 ottobre 2017, in Commissione Bilancio, discusso il nostro ordine del giorno per un nuovo piano industriale per Gesenu, che punti al riciclo e all’economia circolare, nel rispetto della strategia “Rifiuti Zero”, oggetto della Deliberazione del Consiglio Comunale n. 123, del 12/09/2016 (deliberazione consiglio comunale rifiuti zero). Inutile la produzione di CSS, che peraltro non ridurrebbe in maniera significativa i conferimenti in discarica, tutt’altro (dato certificato dallo stesso Piano regionale rifiuti). Vediamo se la Giunta Romizi sarà in grado di farci perdere anche questo treno!

Il nostro ordine del giorno.

                                                                                   Al Presidente del Consiglio Comunale

Sede

ORDINE DEL GIORNO

Oggetto: Gesenu S.p.A. – percorso di ristrutturazione aziendale e linee di indirizzo per un nuovo piano industriale.

PREMESSO

  • La Società Gesenu S.p.A. (di seguito per brevità “Gesenu”) è partecipata dal Comune di Perugia nella misura del 45%, essendo le restanti quote di proprietà della Società Socesfin S.r.l. (55%), holding multisettoriale del Gruppo Paoletti subentrata, da quanto risulta per cessione delle quote societarie della A. Cecchini & Co. e dell’Ing. Rosario Carlo Noto La Diega, a seguito dell’informazione interdittiva antimafia e dell’esito di rigetto dei ricorsi giurisdizionali;
  • La Società Gesenu ha partecipazioni azionarie in una molteplicità di società, di cui talune di carattere internazionale;
  • Ha attraversato un periodo di pesante crisi finanziaria a causa di crediti non riscossi:
  • circa 47 milioni in Sicilia (Convenzione Ato Messina 2), avendo però maturato debiti verso i fornitori per 11.9 milioni di euro (recuperati ad oggi 35 milioni, di cui 13 milioni attualmente sotto sequestro preventivo disposto dall’Autorità Giudiziaria di Perugia);
  • circa 12 milioni per i servizi effettuati in Egitto, tramite società collegate (di cui 8 milioni recuperati e i restanti 4 oggetto di trattative per definizione in via transattiva della controversia);
  • per 9,6 milioni verso ATO Catania 3 (di cui 6,6 milioni riscossi, mentre i restanti 3 milioni sono oggetto di trattativa per la definizione transattiva della controversia);
  • per 4,1 milioni verso ASIA Napoli;
  • Gesenu ha, attualmente, un fatturato annuo notevolmente ridimensionato, di circa 70 milioni di euro, di cui 40 derivanti dal contratto di servizio con il Comune di Perugia;
  • Nell’ultimo piano industriale aveva programmato la dismissione di talune partecipazioni e la cessione di taluni asset, come ad esempio l’appalto in Sardegna; processo in parte attuato e in parte ancora in corso;
  • La costellazione Gesenu era infatti rappresentata da 24 società, di cui solo 7 controllate direttamente, e con partecipate anche all’estero;
  • Il DUP 2014-2019, approvato con Deliberazione del Consiglio Comunale n. 23 del 26/09/2014, al punto B.5 “Organismi partecipati: indirizzi generali”, prevede: “6) approvazione del Piano industriale della GESENU S.p.A. sulla base delle linee-guida già adottate dall’Assemblea dei Soci; individuazione del percorso per la valorizzazione delle quote di partecipazione detenute dal Comune di Perugia (45%), anche attraverso la dismissione di un pacchetto di azioni compreso tra il 15-20% e per l’individuazione di un partner industriale-finanziario da inserire nella compagine societaria;”.
  • Almeno sin dal passaggio da Tarsu a TIA, che ha comportato la copertura totale del costo del servizio mediante “tariffa”, il Comune di Perugia ha garantito la Società di gestione del servizio, Gest, ed indirettamente la Società Gesenu (gestore operativo), rispetto alle tariffe non riscosse, per somme considerevoli, tanto che la questione è stata oggetto delle considerazioni tanto della Corte dei Conti che del Collegio dei Revisori;
  • In particolare, nella Relazione al bilancio di esercizio 2013, i Revisori dedicano un paragrafo alla TIA facendo presente quanto segue: “L’importo complessivamente accertato è pari ad euro 42.994.476,06 con uno scostamento rispetto alla previsione iniziale pari ad euro 1.373.614,87 secondo i dati comunicati dal gestore operativo che predispone il piano finanziario della tariffa e gestisce il carico tributario sulla base delle comunicazioni dei contribuenti e sulla base dei controlli effettuati sulla banca dati”. Aggiungono inoltre: “la spesa corrente mostra aumenti consistenti soprattutto nelle seguenti aree: appalto del servizio di igiene urbana, in aumento di circa 2,5 milioni, e rimborso a Gesenu dei crediti residui della TIA 2006/2009 iscritti a ruolo coattivo. Su tale voce è opportuno soffermarsi: nel 2006/2009, quando ancora il costo della gestione rifiuti era qualificabile come “tariffa”, il Comune aveva stipulato una convenzione con la società concessionaria alla quale, in sostanza, aveva trasferito i rischi dei mancati incassi. A seguito di complesse vicende giuridiche e giurisdizionali, si è poi passati a considerare la Tia come un vero e proprio tributo con la conseguenza che questa “nuova” natura risultava in sostanza incompatibile con una concessione del servizio. Pertanto, il carico della morosità è stato accollato in pieno dal Comune (Convenzione rep. 106134 del 21 aprile 2006) per un importo di 3.293.291,00 che pertanto andavano rimborsati a Gesenu. L’effetto di tale operazione sul bilancio dell’Ente risulta infine doppiamente penalizzante in quanto da un lato espande impropriamente la spesa corrente, dall’altro impatta negativamente sulla cassa già debole”;
  • Attualmente, la situazione delle morosità e mancate riscossioni è oggetto di ulteriore analisi e contestazioni da parte della Corte dei Conti;

VALUTATO INOLTRE CHE

  • dal 2007 al 2014, il costo della gestione dei rifiuti del Comune di Perugia è andato via via crescendo (dai 27 milioni circa del 2007 si è passati ai 41 milioni di previsione per il 2014; valore che si è confermato anche negli anni successivi, 2016 e 2017). Con il blocco degli impianti dell’ex Ati 2, Pietramelina (trattamento frazione organica umida) e Borgo Giglione (discarica e bioreattore per la stabilizzazione della Forsu), a fine 2017, con tutta probabilità, Gesenu maturerà extracosti per circa 7 milioni di euro, per conferimento dei rifiuti presso impianti di recupero regionali ed extraregionali;
  • che il ricavo dai materiali differenziati è ancora ed inspiegabilmente troppo basso e pari ad 1.042.000 euro nel 2013, corrispondente al 3,48% circa del costo dei servizi base (da consuntivo 2013 pari ad Euro 29.915.803,86);
  • che il costo del servizio a carico dei cittadini è troppo alto, ponendosi oltre il doppio delle realtà più virtuose;
  • che occorre che Gesenu si dia e persegua obiettivi di efficienza, efficacia ed economicità del servizio;
  • che a tal fine sarebbe opportuno prendere ad esempio situazioni di eccellenza, come il modello “Contarina” della Provincia di Treviso, dove la società “Contarina spa”, nell’anno 2014, in soli sei mesi ha portato la percentuale della RD nella città di Treviso dal 54,9% allo 84,5% ed ha ottenuto ricavi dalla vendita dei materiali recuperati pari al 47% del costo del servizio, per un costo di gestione del servizio ad abitante pari ad Euro 103,00, contro una media italiana di Euro 212,00 e una media dell’Italia centrale di Euro 257,00, e una tariffa media per l’anno 2013 pari ad Euro 178,90 a fronte di una media italiana di Euro 245,62;
    • che Gesenu non ha realizzato gli obiettivi minimi di raccolta differenziata previsti dalla legge. L’obiettivo minimo alla fine del 2012 era del 65%;
    • e che, quanto precede, unito alla mancanza di un’attività e di un impianto appropriati alla selezione dei materiali recuperabili dal residuo secco, ha comportato conferimenti in discarica oltre i limiti di legge, con conseguente grave danno ambientale ed economico per i cittadini, sulle cui tariffe viene scaricata la c.d. ecotassa;
    • la produzione pro-capite di rifiuti, sebbene si sia ridotta, è ancora troppo elevata, ammontando ad oggi a circa 558 kg/abitante, ponendosi, peraltro, oltre la media europea di 503 kg/abitante;
    • la Convenzione stipulata con la Società Gest per la gestione dei rifiuti nella città di Perugia ha la durata di 15 anni;
    • che una riduzione delle quote spettanti al Comune di Perugia in seno a Gesenu, come paventato nel DUP, finirebbe per ridurre ulteriormente la capacità dell’Ente di orientare l’attività del Gestore operativo, Gesenu;
    • la qualità merceologica della raccolta, quindi la percentuale di riciclo dei materiali da recuperare è ancora troppo scarsa e ciò è da imputare alle modalità di raccolta stradali soprattutto della frazione organica, che da tempo richiedevano una seria riorganizzazione;
    • il blocco degli impianti è una opportunità per la realizzazione di impianti/piattaforme di riciclo e lo sviluppo di tecnologie del trattamento del secco residuo alternative allo smaltimento in discarica. Come risulta dal piano regionale dei rifiuti, la produzione di CSS non rappresenta una valida soluzione per la drastica riduzione dei conferimenti in discarica;

–        con Deliberazione del Consiglio Comunale n. 123, del 12/09/2016, il Comune di Perugia ha adottato la strategia “Verso Rifiuti Zero;

IMPEGNA IL SINDACO E LA GIUNTA COMUNALE

  1. A manifestare la propria contrarietà alla vendita delle quote Gesenu, con eliminazione del relativo punto dal prossimo DUP;
  2. ad elaborare entro il termine di 2 mesi dall’adozione del presente atto, un atto di indirizzo nei confronti della Società partecipata Gesenu, mirante a:
  • ridurre drasticamente il compenso dell’Amministratore Delegato;
  • porre in liquidazione le società partecipate e/o controllate in perdita e comunque non utili al core business della società;
  • ad uscire da altre società, soprattutto quelle internazionali, il cui operato potrebbe riverberarsi sul bilancio del Comune stesso;
  • una riorganizzazione interna, che coinvolga anche i dirigenti, che elimini alla radice ogni inefficienza, utilizzando come benchmark i parametri delle società più virtuose;
  • una riorganizzazione dei servizi svolti per il Comune di Perugia, improntata:
  • alla riduzione dei costi del servizio, anche tramite un’operazione di efficientamento organizzativo e di ricontrattazione dei costi unitari del servizio e della loro dinamica;
  • alla riduzione e pronta trasformazione in tariffa puntuale dell’imposta corrisposta dagli utenti;
  • al rispetto degli obblighi di legge, in particolare, in termini di riciclo e di drastica riduzione dei materiali conferiti in discarica;
  • alla piena attuazione della Deliberazione del Consiglio Comunale n. 123, del 12/09/2016;
  • a cogliere l’opportunità del blocco degli impianti per progettare impianti e piattaforme di riciclo e individuare tecnologie all’avanguardia per il trattamento del secco residuo, alternative ad ogni forma di incenerimento, secondo un nuovo piano industriale che punti all’economia circolare e che si ponga l’obiettivo di realizzare le opportunità, anche in termini occupazionali, derivanti dall’industria del riciclo, valutando anche possibili alternative al conferimento ai consorzi di filiera;
  • scartare ogni ipotesi di produzione di CSS;
  • programmare investimenti, in ricerca anche in termini di tecnologie utili al recupero dei materiali
  • ad elaborare i piani finanziari secondo regole di trasparenza che permettano la ricostruzione di tutti i costi che compongono il piano, compresi i costi generali.

Perugia, 22 ottobre 2017

 

Il Consigliere

Cristina Rosetti

RASSEGNA STAMPA

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