BARRA DRITTA DEL M5S SU LEGALITA’ E TUTELA DEL TERRITORIO: IL M5S TORNA A DIFFIDARE REGIONE E COMUNE SULLA VICENDA AGRI FLOR

IL TERRITORIO E’ UN BENE COMUNE E  COME TALE VA TRATTATO

Nessuna esitazione del M5S rispetto alla tutela della legalità e del territorio. Le battaglie di oltre tre anni stanno finalmente portando risultati importanti. Per la prima volta, il Consiglio Comunale di Perugia, allineandosi alla posizione del M5S, sancisce un impegno preciso per la Giunta Comunale: gli uffici vanno organizzati al meglio per prevenire gli abusi edilizi e vanno cercate le responsabilità di chi in questi decenni di grave inerzia ha fatto sì che operatori economici, per nulla specchiati, approfittassero delle lungaggini dei procedimenti per procrastinare il ripristino dello stato dei luoghi, a fronte di gravi violazioni del nostro territorio e del patrimonio naturale. Ricordiamo che per mettere la parola fine all’abuso del piazzale da 6000 metri quadri, posto in essere dalle Distillerie Di Lorenzo a Ponte Valleceppi, ci sono voluti ben diciassette anni. Un risultato di portata storica l’obiettivo raggiunto dal M5S in Consiglio Comunale, grazie alla testimonianza e al sostegno di comitati e cittadini coraggiosi, che non si sono mai piegati neppure di fronte ad azione risarcitorie milionarie. Altrettanto importante, la sospensione dell’attività di Agri Flor, in cui, analogamente al caso delle Distillerie Di Lorenzo, l’inerzia e la compiacenza di chi non doveva autorizzare e doveva, invece, vigilare sul rispetto del piano regolatore e del nostro territorio, ha favorito lo sviluppo di una azienda in un territorio dove quella attività industriale non può essere svolta, tanto che oggi ci troviamo di fronte ad autorizzazioni con prescrizioni sulla copertura dei rifiuti, la cui ottemperanza è di fatto impossibile. L’adeguamento alle migliori tecnologie, per evitare anche gli odori insopportabili per la popolazione, non può infatti essere ottemperato in quanto sul quel territorio, vincolato anche sotto il profilo paesaggistico (fascia fluviale, zona a rischio idraulico, con fasce di rispetto, corsi d’acqua sottoposti a tutela), non si può costruire. Ed, allora, il M5S, che in questioni come queste non ha esitazioni di alcuna natura, prosegue con la barra dritta a fianco di cittadini e comitati e diffida la Regione dell’Umbria e il Comune di Perugia a fare il loro dovere, anche in questa vicenda. Non ci è piaciuto, infatti, il riferimento del dirigente del Comune di Perugia, in sede di conferenza di servizi, all’art. 208, comma 6, d.lgs. 152/2006, in base al quale sarebbe nella possibilità della Regione autorizzare l’attività con contestuale variante al piano regolatore del Comune di Perugia. La norma, infatti, non è assolutamente applicabile nel caso di specie. Trattasi di una norma eccezionale, applicabile solamente in presenza di superiori esigenze pubbliche, evidentemente insussistenti nel caso de quo. Il M5S ribadisce ,con fermezza, nella propria diffida che le disposizioni urbanistiche vigenti non ammettono, né potranno mai ammettere nessuna opera di adeguamento dell’impianto perché, in quell’area, l’impianto non avrebbe dovuto essere autorizzato ab origine: vi è in sostanza una incompatibilità assoluta dell’impianto industriale (e con esso, di ogni sua modifica o adeguamento, anche se imposto da norme di legge) con l’area “EA1” di particolare interesse agricolo. E, su questo, anche la recente sentenza del Consiglio di Stato sulle Distillerie Di Lorenzo e l’abuso edilizio definitivamente accertato ha riaffermato un principio chiarissimo: su terreno agricolo non si può svolgere attività industriale. Il M5S ha altresì accertato un vizio nella procedura autorizzatoria dell’Aia vigente: la mancata convocazione della Soprintendenza  alla Conferenza di servizi del 1.07.2015, nell’ambito della quale tale ente avrebbe dovuto pronunciarsi -per quanto di competenza- in ordine ai vincoli ambientali presenti nell’area di localizzazione dell’impianto.  Concludiamo dicendo che approfittare di situazioni di compiacenza di chi dovrebbe essere il primo garante della tutela del territorio non è bene, perché quando i nodi vengono al pettine – e per alcune realtà produttive non si parla solamente di abusi edilizi, ma di evasione fiscale contestata, procedimenti penali pendenti e controversie sulle tariffe incentivanti degli impianti – non si fa certamente del bene alla propria azienda né ai propri dipendenti.

Cristina Rosetti

(Portavoce Consigliere M5S Comune di Perugia)

PROCEDIMENTO AGRIFLOR – DIFFIDA

TESTO DELLA DIFFIDA DEL 24 OTTOBRE 2017

Perugia, 24 ottobre 2017

PEC

Spett.le

Regione dell’Umbria

c.a. Dott. Paolo Grigioni, Responsabile della Sezione A.I.A.

e

Spett.le

Comune di Perugia

All’Ill.mo Sig. Sindaco

e

c.a. Arch. Sergio Asfalti

E p.c.

Spett.le

Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria

c.a. Soprintendente

E p.c.

Spett.le

Apra Umbria

c.a. Direttore

c.a. Dott.ssa Cristiana Simoncini

e

Spett.le

Ausl 1

c.a. Dott.ssa Maria Rita Manfroni

 

 

Oggetto: Società Agri Flor – Diffida Regione Umbria e Comune di Perugia

Premesso che

– la società Agriflor s.r.l. è titolare di una attività industriale di compostaggio di rifiuti speciali non pericolosi in una zona classificata dal vigente PRG del Comune di Perugia come “EA1”, ovvero “Area di particolare interesse agricolo”, definita dall’art. 31 del TUNA area di pianura destinata all’esercizio dell’attività agricola in forma intensiva, connotata da elementi di particolare interesse ai fini della produzione e della valorizzazione agricola e quindi urbanisticamente incompatibile con qualsiasi tipologia di attività industriale;

– nonostante tale palese incompatibilità, la Provincia di Perugia, anche sulla scorta del parere di conformità urbanistica trasmesso dal Dirigente U.O. Architettura Pubblica e Privata Dr. Arc. Sergio Asfalti in data 1.07.2015, con Determinazione Dirigenziale n. 2917 del 6.07.2016, rilasciava, in favore della ditta Agriflor, l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA);

– tuttavia, poiché l’Aia veniva concessa con prescrizioni, tra cui l’adeguamento dell’impianto alle BAT, la ditta presentava un progetto di adeguamento, sul quale il Comune di Perugia si pronunciava negativamente con nota del 18.07.2016;

– nella suddetta nota il Comune di Perugia, in persona del Dirigente Arch. Asfalti, affermava che le opere di adeguamento del sito alle BAT previste dal progetto presentato dal Gestore non sono ammesse dalle disposizioni urbanistiche vigenti;

– il Dirigente non specificava, tuttavia, che le disposizioni urbanistiche vigenti non ammettono, né potranno mai ammettere nessuna opera di adeguamento perché in quell’area l’impianto non avrebbe dovuto essere autorizzato ab origine: vi è in sostanza una incompatibilità assoluta dell’impianto industriale (e con esso, ogni sua modifica o adeguamento, anche se imposto da norme di legge) con l’area “EA1” di particolare interesse agricolo;

premesso inoltre

l’area ove insiste l’impianto industriale è sottoposta ai vincoli paesaggistici di cui all’art. 136 del Tuna (fascia fluviale, zona a rischio idraulico, fasce di rispetto, corsi d’acqua sottoposti a tutela con D.G.R. 7131/1995 ai sensi del D.Lgs. n. 42/2004 art. 142 lettera c) e dall’art. 39 del PTCP (Piano territoriale di coordinamento provinciale);

– non va inoltre dimenticato che l’area è di notevole interesse pubblico tutelata ai dall’art. 136 del d.lgs. 42/2004;

– tali vincoli paesaggistici, riferibili a strumenti di pianificazione urbanistica di livello sovracomunale, non consentono nel modo più assoluto di ricorrere all’art. 208 d.lgs. 152/2006 per superare il problema del contrasto dell’impianto con la destinazione urbanistica dell’area;

– peraltro, si coglie l’occasione per evidenziare il grave vizio del procedimento volto al rilascio dell’autorizzazione integrata ambientale, ovvero la mancata convocazione della Sovrintendenza alla conferenza di servizi istruttoria del 1.07.2015, nell’ambito della quale tale ente avrebbe dovuto pronunciarsi -per quanto di competenza- in ordine ai vincoli ambientali presenti nell’area di localizzazione dell’impianto. E’ utile rammentare che l’art. 14ter, comma 3 bis della legge 241/1990 stabilisce che in caso di opera o di attività sottoposta anche ad autorizzazione paesaggistica, il Sovrintendente si esprime, in via definitiva, in sede di conferenza di servizi in ordine a tutti i provvedimenti di sua competenza ai sensi del d.lgs. 42/2004;

– sulla possibilità di ricorrere all’art. 208, comma 6, d.lgs. 152/2006, la giurisprudenza amministrativa (Consiglio di Stato, 5659/2015) ha evidenziato che la norma (che consente, in sede di rilascio dell’autorizzazione integrata ambientale, che l’ente competente possa disporre con effetti anche in ordine alla variazione del p.r.g.) introduce una disposizione eccezionale che deroga, per superiori esigenze pubbliche, il normale quadro degli assetti procedimentali e sostanziali in materia di costruzione e gestione di impianti di smaltimento di rifiuti (anche pericolosi); da qui l’indefettibile necessità, di una esegesi rigorosa della norma medesima che sia, ad un tempo, conforme agli obbiettivi (nazionali ed europei) di razionale gestione del ciclo dei rifiuti a tutela della salute pubblica ma al contempo rispettosa degli ulteriori valori (pure questi di rilievo costituzionale ed europeo dianzi evidenziati) legati alla tutela del paesaggio, dell’ecosistema e comunque espressione di interessi fondamentali che necessitino, per la loro cura, di un livello dimensionale e funzionale superiore rispetto a quello assicurato dalla pianificazione urbanistica comunale;

si esclude pertanto categoricamente l’applicabilità, al caso di specie, dell’art. 208 d.lgs. 152/2006 che, peraltro, si riferisce testualmente all’ “autorizzazione unica per i nuovi impianti di smaltimento e di recupero rifiuti” e non anche agli impianti già esistenti;

– infine, ma non per importanza, occorre considerare che la D.D. provinciale n. 2917 del 6.07.2015 non potrà in nessun caso ritenersi provvedimento implicito di variante atteso che la necessità della adozione di una variante urbanistica non si è neanche manifestata nell’ambito del procedimento volto al rilascio dell’Aia in ragione della dichiarata conformità urbanistica espressa nel parere rilasciato dal competente ufficio comunale;

Tutto ciò premesso e considerato, il MoVimento 5 Stelle, stante la possibile compromissione di valori di rilievo costituzionale (salute pubblica, tutela del paesaggio e dell’ecosistema)

– diffida la Regione dall’autorizzare progetti che costituiscano variante al Piano Regolatore Generale vigente del Comune di Perugia;

– intima al Sindaco del Comune di Perugia di attivare il procedimento di cui all’art. 29 quater, comma 7 del d.lgs. 52/2016, secondo cui “In presenza di circostanze intervenute successivamente al rilascio dell’autorizzazione di cui al presente titolo, il sindaco, qualora lo ritenga necessario nell’interesse della salute pubblica, può chiedere all’autorità competente di verificare la necessità di riesaminare l’autorizzazione rilasciata, ai sensi dell’articolo 29-octies”.

In attesa di sollecito riscontro, porgiamo distinti saluti.

Gruppo Consiliare M5S

Il Presidente

Cristina Rosetti

 

 

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *